Vico Magistretti, l’innovatore che ha segnato un’epoca

Ludovico, detto Vico Magistretti nasce a Milano nel 1920, da una famiglia di architetti. Dopo il liceo classico si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’allora Regio Politecnico di Milano. Durante la Seconda Guerra Mondiale si trasferisce in Svizzera, per evitare il servizio di leva, dove si dedica intensamente alla sua formazione. Non solo seguirà molti corsi accademici ma farà un incontro chiave per la sua formazione e carriera. Conosce infatti Ernesto Nathan Rogers, architetto triestino fondatore dello studio BBPR e rifugiato in Svizzera a causa delle leggi razziali. Dopo la guerra, Magistretti torna a Milano e, dopo essersi laureato in Architettura, comincia subito la sua attività professionale.

I primi lavori di Vico Magistretti

Magistretti comincia a lavorare studio del padre, Pier Giulio, che scompare prematuramente proprio in quell’anno. Rimarrà nel piccolo studio paterno per tutta la vita, affiancato soltanto dal geometra Franco Montella, suo storico collaboratore e amico. Il concept dei progetti veniva sviluppato nello studio mentre lo sviluppo tecnico era affidato a tecnici ed ingegneri esterni.

Vico Magistretti partecipa attivamente alla ricostruzione di Milano, dando il suo contributo a diversi progetti. Contemporaneamente comincia ad esporre le proprie opere di design in diverse mostre ed esposizioni, compresa la Triennale. In breve tempo, si afferma come una delle più brillanti presenze nel campo architettonico. Sono di questo periodo la Torre al Parco in via Revere, il palazzo per uffici in Corso Europa, la casa Cassina a Carimate, le torri di Piazzale Aquileia e altri importanti progetti.

Socio fondatore dell’Associazione per il Disegno Industriale, negli anni Sessanta comincia la sua passione per l’interior design. Il tema della casa e dell’abitare monopolizza letteralmente la sua attività e lo porta a sviluppare un linguaggio espressivo originale, talvolta criticato perché estremo ma fondamentalmente geniale. Magistretti è infatti uno dei padri del cosiddetto Italian Design, nato dall’incontro tra architetti e produttori.

Dagli anni Settanta, la collaborazione con i grandi brand

Lampada Eclisse

A partire dagli anni Settanta, Vico Magistretti comincia a collaborare con produttori d’eccezione tra cui Artemide e Cassina. Con questi brand svilupperà un rapporto lungo e soddisfacente.

Per Artemide svilupperà molte lampade oggi considerate icone del design della luce: la lampada da tavolo Eclisse, che rappresenta il mondo dell’illuminazione Made in Italy, ma anche Mania, Chimera e Teti. Tra gli oggetti di arredo, spiccano la sedia Carimate per Cassina, ancora oggi molto popolare, i tavoli Demetrio, la sedia Selene, che contende alla Panton Chair il primato della prima sedia in plastica mai realizzata.

Per molti anni, Magistretti sarà anche art director del brand di illuminazione Oluce. Si dedicherà inoltre con passione all’insegnamento presso il Royal College of Art di Londra e svilupperà diversi prestigiosi progetti di decorazione di interni.

Contemporaneamente lavora per Flou, per il quale inventa due nuove tipologie di letti. Nathalie, primo letto interamente imbottito, e Tadao, la cui base insieme alla testata è una rivisitazione della struttura a doghe. Per Schiffini realizza cucine innovative, nelle forme quanto nei materiali, e per Kartell firma la sedia industriale Maui, formata da un’unica scocca in plastica.

Sedia Carimate

Vincitore di numerosi premi nel corso della sua carriera, Vico Magistretti muore nel 2006 e oggi lo studio dove ha lavorato tutta la sua vita è sede di un museo dedicato allo studio e alla divulgazione del suo lavoro.

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